Chindogu 珍道具

Chindougu 珍 道具 ち ん ど う ぐ è composto da due parole. Chin 珍 ち ん significa “curioso” o “strano”. Dougu 道具 ど う ぐ significa “strumento” o “dispositivo”.  C’è un’essenza per il chindogu che non può essere ignorata.

Chindōgu (珍道具) è l’arte dell’inventare oggetti “utili ma inutilizzabili”, inventata dal giapponese Kenji Kawakami.

 Il Chindogu è in realtà un’arte creata nel 1980 da Kenji Kawakami, un ingegnere giapponese. Nonostante abbia depositato numerosi brevetti, Kenji Kawakami sostiene l’idea di inventare o innovare senza che ciò abbia una finalità commerciale o utilità.

Inventare qualcosa che la gente potrebbe usare, ma probabilmente non lo farà a causa della vergogna. Sono quasi utili. O “inutile”.

 

Perché non approfittare del bimbo che gattona per pulire casa?

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Sei a dieta? questa è la ciotola perfetta!!! Metà porzione ma sembra di mangiarne una intera.

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Si sa, mangiare i ramen senza scottarsi è difficile….ecco qui, le bacchette munite di ventilatore per raffreddare i noodles.

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La noia di aspettare lo smalto che si asciuga?? Ta taaaan, ecco il marchingegno per asciugare più+ in fretta lo smalto.

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Inemuri, la “non-pennichella” giapponese.

I giapponesi non dormono, non schiacciano pisolini: fanno inemuri

Questa pratica diffusa consiste nell’addormentarsi in pubblico: nel bel mezzo di una conferenza, ad esempio, o a scuola o sui mezzi pubblici.

Nessuno sembra farci troppo caso: il Giappone è uno dei Paesi in cui si dorme meno al mondo a causa dei ritmi di lavoro incalzanti e dormire in pubblico è quasi un segno d’onore, la prova che si è esausti per aver lavorato tanto e che ci si merita un “premio”.

BBC Future ha analizzato questo fenomeno, scoprendo, grazie alla dottoressa Brigitte Steger, Senior Lecturer in Modern Japanese Studies della University of Cambridge, cosa si nasconde dietro all’arte giapponese del (non) dormire.

La contraddizione appare lampante: i giapponesi, fieri di essere grandi lavoratori e pronti a giungere al limite delle forze pur di soddisfare le richieste di un capo, vedono come segno di debolezza dormire a lungo. Eppure non hanno remore ad addormentarsi davanti a tutti. “Se dormire a letto è considerato un qualcosa da pigri, perché dormire durante un evento o al lavoro non è invece visto come espressione di indolenza?”, si domanda la dottoressa nell’articolo. “Che senso ha – continua – che i bambini rimangano svegli fino a tardi a studiare e si addormentino poi durante le lezioni?”.

Dopo aver per anni indagato i motivi, la ricercatrice crede di essere arrivata a capire cosa si nasconda dietro questo fenomeno e quali insegnamenti potremmo trarne.

In Occidente il sonnellino non è “sdoganato” come in Giappone: “L’inemuri non è considerato affatto dormire.

Viene visto diversamente dal dormire (come si potrebbe dormire la notte, ndr) e anche dallo schiacciare un pisolino. Che senso potremmo dargli?

Un indizio si trova nella parola, composta da due parti: ‘I’ che significa ‘essere presente’ in una situazione e ‘nemuri’ che significa ‘dormire'”. L’inemuri viene, dunque, considerato come un momento per sé, a cui ognuno è libero di abbandonarsi quando vuole e che non disturba la situazione sociale, proprio come il sognare ad occhi aperti. “Nonostante la persona sia mentalmente lontana, può tornare, appena richiesto, nella momento sociale che sta vivendo”, continua.

Anche la postura può rimanere la stessa: non è raro vedere lavoratori in giacca e cravatta dormire in piedi o seduti alle loro postazioni.

“I giapponesi, però, non concepiscono l’inemuri come riposino: è semplicemente un’assenza temporanea dal corpo dopo ore e ore passate a lavorare o a studiare.”

Per questo viene tollerato senza problemi: perché è il segnale più evidente della stanchezza estrema, un modo per abbandonare per un attimo i propri compiti per poi tornarci subito dopo. Un concetto, questo, che dall’idea del riposino occidentale è ancora molto lontano.

“I giapponesi – conclude la ricercatrice – non dormono e non schiacciano pisolini. Loro fanno inemuri.

Che non potrebbe essere più differente”.

fonte: huffingtonpost

Hinamatsuri, 3 Marzo

A Tokyo si avvicina una ricorrenza speciale. Il 3 marzo, infatti, si celebra l’Hinamatsuri o ‘Festa delle Bambole’, una giornata dedicata alle bambine giapponesi: in questa occasione, le famiglie decorano le loro case con bambole ornamentali dette hinaningyo, raffiguranti i personaggi della corte imperiale con vestiti del periodo Heian; secondo un’antica credenza, le bambole assorbono la sfortuna permettendo alle bambine di crescere in serenità.

Nelle settimane che precedono questa importante festività, a Tokyo sono in programma tanti eventi per tutti i gusti, dai riti più tradizionali agli appuntamenti food, rigorosamente in stile girly.

Chi vuole scoprire gli antichi rituali della cultura giapponese, il 25 febbraio non può mancare all’appuntamento sul fiume Sumida, dove si svolge la ‘Edo Nagashibina (doll floating) Ceremony’. Per allontanare la sfortuna, i partecipanti costruiscono bambole di carta e le affidano al fiume, facendole navigare su piccole barchette colorate.

Al Tokyo Daijingu, uno dei 5 santuari più importanti di Tokyo, si svolge invece il rito di purificazione chiamato ‘Hinamatsuri no Harae’, in cui le famiglie scrivono le loro preghiere su bambole di carta per augurare alle figlie salute e felicità.

Per un’esperienza più moderna dell’Hinamatsuri, il Keio Plaza Hotel Tokyo, uno dei più prestigiosi hotel internazionali situato nella zona di Shinjuku, ospita l’evento ‘Hina-matsuri through Tea Ceremony Culture and Hanging Art’: per tutto il mese di febbraio fino al 28 marzo, nella lobby dell’hotel sarà possibile ammirare eleganti decorazioni e circa 6.800 esemplari di bambole cucite a mano dalla celebre artista Mitsuyo Matsuo e dal suo team, usando il tessuto di antichi kimono in seta. Inoltre, verranno esposti preziosi esemplari di strumenti utilizzati nella cerimonia del tè giapponese come tazze in ceramica, cucchiai di bamboo e contenitori per l’acqua, parte integrante dell’educazione delle donne giapponesi fin dall’antichità.

Inoltre, nei mesi di febbraio e marzo il ristorante ‘Jurin’ situato al secondo piano dell’hotel, propone lo ‘Strawberry Dessert Buffet – Girl’s Celebration’, con 30 creazioni dedicate al tema dell’Hinamatsuri 2019, ‘Speranza per la Felicità delle Donne’. Protagoniste le torte decorate con le fragole, il più simbolico frutto primaverile del Giappone.

A pranzo in nove ristoranti del Keio Plaza Hotel sarà possibile degustare speciali menu ispirati all’Hinamatsuri. Nello stesso periodo anche l’Hotel Gajoen Tokyo ospita l’Hina Doll Festival alla Hyakudan Kaidan, un’antica scalinata di 100 gradini, dichiarata patrimonio storico della città. In questo periodo infine in tutta la città si possono trovare dolci e snack tradizionali come l’hina-arare, tipici cracker di riso.

«La nostra bocca si è aperta a voi, Giapponesi, il nostro cuore si è dilatato»

«La nostra bocca si è aperta a voi, Giapponesi, il nostro cuore si è dilatato». I giornali del giorno dopo probabilmente non avranno riportato queste parole del “Papa buono”, che peraltro sarebbe stato soprannominato così solo quattro anni dopo. 

Quel giorno, il 16 febbraio 1959, Giovanni XXIII siede davanti al microfono per registrare un radiomessaggio. Come Pio XII, anche Papa Roncalli segue la pratica di utilizzare di frequente la Radio Vaticana per raggiungere persone in posti lontani (a fine anno avrà registrato 21 radiomessaggi).

Quello del 16 febbraio vuole celebrare un evento, la prima messa in onda del Programma giapponese dell’emittente pontificia, il 29.mo idioma che va ad aggiungersi alla lista di lingue «radioparlate».

Un programma presente nel palinsesto tre volte alla settimana, della durata di un quarto d’ora, diretto a una piccola Chiesa rimasta praticamente clandestina fino agli inizi del Novecento.

Chiesa che in quello scorcio di fine Anni Cinquanta si sta organizzando sia strutturalmente (nel ’59 viene creata una seconda provincia a Nagasaki, la città dei 26 martiri crocifissi nel 1597, primi di una lunga serie), sia con iniziative mirate, come la prima traduzione cattolica della Bibbia in lingua popolare che vede la luce sempre in quell’anno.

(Fonte: “L’Eco di Bergamo”)

Sicuramente il Wasabi che mangi, non é Wasabi.

Il wasabi è una pianta di origine giapponese appartenente alla famiglia delle Brassicacee. Della stessa famiglia fanno parte anche il ravanello, il cavolo, il rafano e la senape.

Dal rizoma del wasabi si ottiene una pasta verde e piccante, usata nella cucina giapponese e chiamata con lo stesso nome della pianta: wasabi.

Il wasabi vero però è molto difficile da coltivare, e quindi è costoso: circa 140 euro al kg.

Per questo, nella maggioranza dei casi la pasta che ci viene servita al ristorante giapponese non è vero wasabi, ma un composto di rafano tinto di verde.

Il gusto è simile ma non è identico: quando si mangia il wasabi vero, la piccantezza dura poco, ed è seguita da un gusto dolce, mentre con la pasta di rafano la piccantezza è piuttosto aggressiva e dura a lungo, e non è seguita da nulla.

Unko Museum – museo delle cacche!!! :-O

Insieme alla stagione dei fiori di ciliegio a marzo, Yokohama, la città portuale adiacente a Tokyo, aprirà il suo primo museo interamente dedicato alla cacca.

É tutto vero!!!!

Si chiama “Unko (cacca in giapponese) Museum”, l’attrazione temporanea sarà in giro solo per quattro mesi dal 15 marzo al 15 luglio.

Ma non preoccuparti, la cacca qui è di tipo emoji, non é vera.

Il museo si concentra esclusivamente su unko carine, color pastello, complete con la loro mascotte ‘Unberuto., ovvero

una montagna di cacca ambulante che porta in giro il proprio wc.

Il museo è diviso in tre zone tematiche, ognuna delle quali prende il nome da un gioco di parole unko – “un’teractive”, un’ontgenica e un’intelligence.

Per gli Instagrammers, avrai la possibilità di scattare le foto mentre assaggi le mille coppe di gelato, indovinate a forma di cosa…

C’è anche una mostra di pezzi d’arte di unko, oltre a souvenir a tema di cacca provenienti da tutto il mondo.

Per maggiori informazioni, controlla il loro sito ufficiale qui (solo in giapponese).

https://ale-box.com/unkomuseum/

Tokyo vieterà ai genitori di punire fisicamente i figli

Ma l’ordinanza non contiene concrete sanzioni
Tokyo vieterà ai genitori di punire fisicamente i figli

Il governo metropolitano di Tokyo ha annunciato oggi che introdurrà un’ordinanza che vieta ai genitori e tutori di punire fisicamente i minori, dopo un drammatico caso di abusi in famiglia avvenuto lo scorso anno. Lo riferiscono i media locali. 

Nella bozza d’ordinanza, si vieta anche l’abuso verbale nei confronti dei minori. L’Assemblea metropolitana discuterà il 20 febbraio in modo che le misure entrino in vigore ad aprile. 

La misura comunque non prevede clausole punitive nei confronti di chi la disattende. 

A ispirare il provvedimento è stato il caso drammatico della piccola Yua Funato, di cinque anni, morta a marzo dello scorso anno nel quartiere di Meguro. La bambina subì abusi scioccanti per mano dei genitori. I servizi sociali competenti sono stati accusati di non aver posto la dovuta attenzione al caso della bambina. 

La mossa del governo di Tokyo viene anche dopo il caso della piccola Mia Kurihara di 10 anni, della prefettura di Chiba, morta – secondo l’accusa – per gli abusi e le privazioni. Anche in questo caso sotto accusa sono i genitori. La bambina aveva parlato della situazione in un tema a scuola, accusando il padre, ma questo documento sarebbe stato mostrato al genitore stesso. In un secondo momento la piccola aveva presentato una smentita della sua dichiarazione, alla quale sarebbe stata costretta dal padre. 

Secondo i dati diffusi dal governo, nel 2018 i casi sospetti di abusi sui minori di 18 anni ha toccato quota 80.104. Il premier Shinzo Abe ha convocato una riunione del governo dedicata esclusivamente a questo tema.

FONTE:Asknews

Arriva Ugo, il robot che ci farà il bucato.

Ugo sta arrivando dal Giappone e promette di toglierci uno dei compiti più gravosi in casa: quello di stirare.

Soprattutto chi ha figli e marito sa bene quanti indumenti ci siano da lavare ogni settimana, calzini, magliette, felpe e abbigliamento per la palestra.

Ma tra poco più di due anni tutto questo sarà solo un brutto ricordo. Entro il 2020 infatti i giapponesi promettono di perfezionare Ugo, il nuovo robot che si occuperà del bucato dell’intera famiglia.

E’ stato ideato dalla giapponese Mira Robotics e sarà in grado di stendere e ripiegare gli indumenti lavati. Al momento è telecomandato ma con il tempo diventerà sempre più autonomo e ci basterà controllare il suo operato attraverso una app scaricabile sul nostro smartphone. Insomma, potremo guardare il nostro robot domestico che lava e stira al nostro posto direttamente dall’ufficio.

Ugo è composto da un addome allungabile tra 110 e 180 centimetri, con una testa e due braccia corredate da mani pinzate che potranno sollevare fino a un chilo e mezzo di peso. Naturalmente vi sono anche tre telecamere, un microfono e un altoparlante, connettività Lte e Wi-Fi. Anche se non è ancora completamente perfezionato, i suoi ideatori pensano di riuscire a metterlo sul mercato entro il 2020 e già vi sarebbe un’idea del prezzo che potrebbe costare affittarlo, tra i 180 e 225 dollari mensili.

Un altro scoglio che dovrà essere affrontato è quello riguardante la privacy. Ugo infatti è dotato di occhi e orecchie e verrà comandato a distanza da un operatore umano che lo aiuterà nei lavori più difficili e manuali. I creatori di Ugo assicurano però che il robot non potrà leggere pagine e documenti privati, e che una volta terminato il lavoro potrà essere disconnesso e riposto in un armadio.

Vedi il video di Ugo all’azione…

fonte: Giornale.it

“Oshiri pen pen”

Ciao a tutti, questa è la terza immagine della nuova rubrica settimanale, dedicata alle gestualità nipponiche.

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Simpatiche illustrazioni mostreranno le posture ed i movimenti da compiere.

Seguiteci, portebbero servirvi per il prossimo viaggio, e sembrare così meno Gaijin (外人 gaijin).

In Giappone arrivano le patatine già sbriciolate, per mangiarle senza sporcarsi le mani

Stanco di imbrattare il telefono o il joystick della Play con le dita sporche e unte di grasso? Buone notizie! Il Giappone ha pensato a come risolvere il tuo problema e ha sviluppato ciò che è fondamentalmente un chip bag “bevibile”. Non sarai più costretto a scegliere tra uno snack e una tastiera o uno schermo senza sbavature. Ora il marchio One Hand di Koike-ya Inc., produttore di snack-maker di Tokyo, presenta una linea di patatine fritte frantumate e altri snack che possono essere consumati come una bevanda in bottiglia.” L’azienda dice” la linea di tag One One, è il nuovo snack che il genere umano stava aspettando “. Il primo gusto uscito è”super sale e alghe nori”.

Allora che dire, aprite il sacchetto prima di giocare e poi….aprite la bocca e rovesciateci dentro il contenuto del sacchetto!!!

11 febbraio festa nazionale

Il Giorno della fondazione nazionale giapponese (in giapponese 建国記念の日Kenkoku kinen no hi?) è una ricorrenza nazionale del Giappone .

La ricorrenza nazionale si celebra ogni anno l’11 Febbraio  e commemora la fondazione della nazione nel 660 a.C. e della famiglia imperiale, grazie al suo leggendario primo imperatore Jinmu.

La Giornata nazionale della fondazione non era un festività nazionale fino al 1873, quando il Giappone ha cambiato il calendario lunisolare per il calendario gregoriano. 

Originariamente la data è stata chiamata Kigensetsu (Giorno dell’impero). Si ritiene che l’imperatore Meiji abbia istituito la festa per valorizzare la legittimità della famiglia imperiale dopo l’abolizione del shogunato Tokugawa.

La festività nazionale è considerata una delle quattro feste più importanti in Giappone. 

Anche se i riferimenti sono stati rimossi per l’imperatore, il Giorno della fondazione è un giorno dove il patriottismo e l’amor patrio sono valori rimarcati in questa importante ricorrenza nazionale.

Fonte: Wikipedia

Devil’s Ramen – SUPER SPICY

Vi piace il Ramen? Piccante? Allora segnate questo indirizzo, e guardate il video!!

Consigliato ⭐️⭐️⭐️⭐️ 😎😡👺😤😨😰😭🤤

Gomaryuu

Giappone, 〒169-0073 Tōkyō-to, Shinjuku-ku, Hyakuninchō, 1 Chome−23−17 大久保南口共同ビル 1F

+81 3-6279-1997

https://goo.gl/maps/1GBZ4vH8CZJ2

***BUON APPETITO*** 😉

vedi il video:

Gomaryuu – DEVIL RAMEN in Tokyo

San Valentino in Giappone

In Giappone la festa di San Valentino è molto sentita, la tradizione nella terra del Sol Levante vuole che siano le ragazze, il 14 febbraio, a regalare dei cioccolatini ai propri fidanzati o ai propri amici. Il cioccolato più utilizzato si chiama Honmei choco ed è il più costoso.

Nell’ambiente lavorativo, è usanza regalare del cioccolato anche ai colleghi maschi, in questo caso però si regala il cosiddetto Giri choco (cioccolato d’obbligo, più economico).

okIl momento dei ragazzi arriva il 14 marzo, il White Day, durante il quale coloro che hanno ricevuto i cioccolatini hanno “l’obbligo” di ricambiare, tocca agli uomini quindi donare alle proprie consorti dei cioccolatini bianchi.

Oggi in Giappone è uno dei tre giorni dedicati ai manga

Oggi in Giappone è uno dei tre giorni dedicati ai manga 「漫画の日」, non un semplice dettaglio, ma un vero caposaldo della cultura contemporanea del Sol Levante.

Non è un fotomontaggio ma uno dei tanti treni giapponesi decorati, che corrono lungo le tratte urbane e, quando uno meno se lo aspetta, irrompono sulla banchina d’attesa ^o^.

FONTE: giapponemonamour

Giappone: governo dice stop a cannucce e posate di plastica

Il governo giapponese incentiva gli sforzi contro l’inquinamento ambientale in anticipazione del summit dei G-20 a Osaka in giugno.

A partire da aprile gli ordini per gli appalti pubblici non potranno contenere cannucce e posate di plastica, mentre le bottigliette di plastica saranno progressivamente sostituite nelle conferenze stampa.

Le nuove linee guida verranno applicate a tutti gli uffici governativi, inclusi i ministeri, i tribunali e gli uffici regionali, e verrà incrementato l’utilizzo delle borse fatte con materiali naturali, a detrimento delle buste di plastica. Ai gestori dei negozi verrà chiesto di offrire incentivi a quei clienti che fanno a meno delle buste non biodegradabili.

In base agli ultimi dati del 2015 il Giappone è secondo solo agli Stati Uniti nel consumo pro-capite di imballaggi di plastica e delle buste, che vengono successivamente disperse nell’ambiente.

FONTE:tvsvizzera.it

Il Melonpan

I melonpan sono costituiti da un impasto aromatizzato, o farcito, ricoperti da un sottile strato croccante di biscotto. Prendono il loro nome dalla somiglianza che spartiscono con i meloni di Cantalupo, e sono effettivamente aromatizzati al melone[1], sebbene in tempi recenti siano stati davvero prodotti melonpan al melone. Esistono numerose varianti, alcune delle quali includono ripieni al cioccolato, al caramello, alla crema pasticciera e ad altri gusti.

Il nome ha una etimologia bilingue, dato che melon è un forestierismo dall’inglese, mentre pan è la parola portoghese con cui si indica il pane.

In alcune parti del Kinki, del Chūgoku e dello Shikoku, una variante a linee radiali è chiamata “sol levante”, e molti residenti di queste regioni chiamano spesso anche il melonpan tradizionale con lo stesso appellativo.

Il melonpan ed il pineapple bun di Hong Kong sono molto simili. La versione giapponese è più leggera, sia da un punto di vista di peso che di gusto, un po’ più asciutto, ed ha un più solido strato esterno (crosta fatta di biscotto) che resiste allo sfaldamento diversamente dalla sua controparte di Hong Kong, che dovrebbe essere trattato con cura dato che la crosta tende a sfaldarsi molto facilmente. La versione di Hong Kong è anche più umida e morbida, sia all’esterno che all’interno, e dotata di un più incisivo retrogusto al burro.

fonte: Wikipedia

Shirin-yoku – bagno nella foresta La teoria giapponese per rigenerarsi nella natura

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Ogni nostra giornata è scandita da orari, appuntamenti, impegni presi. Impariamo a fermarci, a regalarci un bagno nella foresta per rigenerarci.

Shinrin-yoku: perché provarlo?

Suona la sveglia, inizia una nuova giornata. Ci prepariamo, facciamo colazione (a volte nemmeno quella!), usciamo di casa e andiamo al lavoro o ci apprestiamo a svolgere le nostre faccende quotidiane casalinghe.

Ritmi scanditi dal tempo, dalle ore che passano, dagli impegni, dai doveri e dalle tante attività che ognuno di noi porta avanti: lavoro, famiglia, relazioni, svago.

Ma cosa perdiamo di vista?

Shinrin-yoku è la pratica giapponese che ci ricorda di regalarci, ogni tanto, un momento fuori dallo spazio e dal tempo. Lasciare da parte il tempo che passa e immergersi nella natura.

Shinrin-yoku è il “bagno nella foresta”, un contatto diretto con i luoghi della natura che sanno rigenerarci, nutrirci e che sono parte del nostro DNA.

Cos’è il bagno nella foresta e quali sono i benefici

Si tratta di una pratica di origine orientale che aiuta il fisico e la mente a rigenerarsi.

E’  l’immersione nella natura, nei boschi, tra gli alberi e le piante che lo popolano, respirando l’atmosfera calma, rilassata, in costante e lento cambiamento.

Un bagno totale fuori dal tempo. Noi tutti siamo figli della Terra che ci ha generato e il contatto con essa è la forma di guarigione più alta che possiamo sperimentare.

La pratica di Shinrin-Yoku fa bene al corpo e alla mente. Camminare in un bosco, immersi nel verde e lasciarsi guidare dagli odori e dai colori, è benefico per le nostre emozioni perché abbassa i livelli di stress e contemporaneamente rinforza il sistema immunitario.

Camminare fra la vegetazione diminuisce i ritmi cardiaci, abbassa i livelli di zucchero nel sangue e allontana gli stati depressivi della mente.

Come praticare la Shinrin-Yoku?

Il passo fondamentale per regalarsi un bagno nella foresta è ritagliarsi un momento nell’arco della settimana o del mese.

Basta anche solo una camminata di un paio d’ore all’interno del bosco, seguendo i suoi sentieri ed entrando in contatto con le tante forme di vita presenti. Toccare il tronco di un albero, entrare in contatto con le sue foglie o bagnarsi i piedi nell’acqua di un torrente: tutto questo rappresenta il bagno nella foresta, un pieno di rigenerazione pura.

I ritmi mentali rallentano, l’aria fresca e pulita rigenera le nostre cellule corporee e cerebrali, gli oli essenziali e i profumi dell’aria distendono le nostre tensioni. Camminare praticando momenti di silenzio, rimanendo in ascolto dell’esterno, dei rumori della natura circostante.

In Giappone vengono organizzati gruppi guidati che praticano il Shinrin-Yoku, tanti sono i benefici che si possono ottenere.

FONTE: macrolibrarsi.it\natur’s path

Giappone e il ‘calendario delle gravidanze’. Le donne fanno ‘turni’ per poter rimanere incinte

Una pratica diffusa da tempo che obbliga le dipendenti ad alternarsi nelle gravidanze. Una modalità giusta secondo i datori di lavoro che in realtà obbliga, spesso, le donne a licenziarsi o a dover chiedere ‘scusa’ per la dolce attesa.

“C’è una frase ‘messhi boukou’ in giapponese che significa ‘uccidere la tua vita privata per servire'” conclude Amano. “Lo stile di lavoro o la cultura che presenta ‘messhi boukou’ è la radice di tutti questi mali.”

FONTE:repubblica.it